Biografia

cosenza

Pippo Cosenza è nato nell’assolata terra di Sicilia e precisamente nella città crocevia delle civiltà mediterranee: Palermo.
Dopo gli studi medi, compie il corso di Ingegneria Nucleare all’Università palermitana. Già durante gli anni siciliani si manifesta prepotente l’esigenza della creatività artistica, con predilezione per la pittura.
Si trasferisce nel 1969 a Perugia dove svolge la sua attività professionale nel campo della progettazione industriale, dell’informatica e dell’insegnamento.
Ma la scelta di dedicarsi all’arte con serietà, rigore e continuità mentre rimanda alla formazione culturale, umana, intellettuale ed artistica degli anni siciliani, dall’altro trova occasione e opportunità nella terra d’adozione: l’Umbria. È proprio in Umbria che si laurea in tecniche della scultura all’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia
Questa dualità dell’anima di Pippo Cosenza, materialmente distante, ma sentimentalmente vicino alla terra dell’infanzia e dell’adolescenza viene trasfigurata nei suoi artefatti per il tramite del filo della memoria che visualizza con simboli magici la nostalgia per il tempo passato e per il luogo lontano. In questi ultimi anni il sacro fuoco creativo lo sospinge a mostrare sempre più assiduamente i suoi esiti artistici con frequenti esposizioni in personali e collettive, con partecipazioni in workshop in Italia e all’estero, e a svolgere una intensa attività come curatore e organizzatore di eventi.

Studio: Via A. Fedeli 121, 06123 Perugia Lacugnano.

Abitazione: Via Acquarosa 42, 06126 Perugia Prepo.
Tel. 075 5007779 – Cell. 329 9833998
e-mail: cosenzagiuseppe @ yahoo.it

L’idea per sostenere l’immagine

sculturaFra gli uomini gli artisti hanno il privilegio di pensare che il loro approdo è l’arte, l’arte come movimento eccellente della vita. Se l’arte è il movimento eccellente della vita, questo vuol dire che dentro di sé comprende la massima apertura fino alla deriva che implica il superamento di ogni utile direzione e di ogni approdo, ma le derive nell’arte hanno infinite direzioni, quanti sono gli artisti che le rappresentano con la propria opera e affrontano il processo creativo con emozione e senso dell’avventura, verso il naufragio o un approdo felice.  Approdo felice ma certamente non l’ultimo, una spiaggia provvisoria dove caricarsi di nuove energie e idee e da cui, con rinnovata forza e maggiore esperienza, ripartire per nuove avventure creative e nuovi rischi sempre al limite del pericolo di naufragio.

Forma dell’ opera

Per me è l’idea che supporta l’immagine, ma il senso da dare a questa immagine è il frutto della mia sensibilità e del mio rapporto con le cose del mondo ed è sempre il mio mondo che cerco di rappresentare anche se con la presunzione che ciò che rappresento possa avere una valenza universale, ma non si può trovare la strada a tavolino non si può pensare all’arte come a qualcosa da pianificare razionalmente, l’artista da forma a una idea scegliendo una delle infinite derive del suo animo a volte anche in modo casuale, estemporaneo come frutto di una visione istintiva che certamente anche se nuova e originale nella formulazione ha rimandi e riferimenti nell’esperienza di altri artisti. L’arte nasce dall’arte è indagando umilmente sul senso dell’arte che posso fare un salto ulteriore nel cammino della vita, appropriarmi dell’opera di un altro come materiale da recuperare e dargli un senso mio, nuovo non ancora sperimentato e indagato, in sostanza cambiare il punto di vista per approdare al nuovo e i punti di vista sono infiniti. Del resto ogni artista trascrive il proprio nome e cognome sugli artefatti come cifra stilistica di un processo creativo coraggiosamente esposto al viaggio e al naufragio, al dinamismo della forma e al confronto col possibile scacco finale. L’artista carica ironicamente l’opera di una firma di un’identità e si carica nel contempo con questo gesto di tutte le proprie responsabilità. Ma la responsabilità è sostenuta da una perizia tecnica e da un’idea dell’arte che cerca dentro di se e anche nella rilettura del cammino degli altri i motivi della propria esistenza. Tali motivi consistono nel realizzare un artefatto che non sia funzionale alla moda del momento ma affidata alla capacità di sapere utilizzare diversi punti di riferimento, diversi rimandi stilistici, diverse “maniere” per arrivare all’opera e trovare il giusto equilibrio tra manualità e ispirazione, tra perizia tecnica e concetto per riuscire ad offrirla in una doppia valenza di sostanza materica e di forma mentale. L’immagine appagata dalla materia che la costituisce o dimostrazione stupefacente di un’idea: l’arte esiste soltanto come messa in opera di un’ipotesi formulata attraverso la particolarità di una idea o di un segno. Se l’immagine costituisce da una parte lo svelamento dell’idea iniziale, dall’altra è anche testimonianza del procedimento artistico che la produce e ne svela l’interno circuito, la gamma complessa di riflessi, le possibili corrispondenze, gli spostamenti ed i rimandi tra le diverse polarità.

Note sui miei lavori

sculturamini22E’ la materia calda, ruvida, scabra, granulosa  e nel contempo estremamente  plastica dell’argilla refrattaria che mi offre i suggerimenti per incidere scavare graffiare,  lasciando inalterata la geometricità della forma, svelando in essa  labirintici anfratti come primitivi, erosi luoghi della memoria.

Metamorfosi – Memorie del tempo

sculturamini11Forme che sfuggono ad una lettura convenzionale, si annunciano come creature speculari che non riflettono soltanto se stesse, quanto forse anche l’altro, totalmente diverso e più lontano da loro. Nate al confine instabile fra storia e mito. Proprio lì dove il sogno e la realtà si contaminano, senza avversarsi. La nostalgia, una segreta e immensa nostalgia ne determina la metamorfosi. Nostalgia nel suo senso originario e più profondo di nostòs: ritorno al luogo che ci vide nascere, e al senso di un origine. smarrita. E di algìa: sofferenza di non poterlo fare, perché un incolmabile spazio tempo ce lo impedisce.

Sfere

sculturamini25Le sfere sono state realizzate in terracotta che è il modo più naturale per calarsi nella materia, per scavare fisicamente, penetrare, lacerare e a volte cercare di ricostruire.  Le forme sferiche plasmate nella terracotta ed accorpate l’una all’altra sono attraversate e lacerate da tagli, incise, ferite, levigate o crivellate, ricoperte da misteriose cavità o da escrescenze minacciose e buchi anche profondi. La materia deve avere un aspetto magmatico e mostrare tutti i segni di un intervento tattile come crateri e corrugamenti di una superficie tecnologica inquietante.