Anche noi (Racconti dell’Arte)

 

Note critiche di Perpaolo Ramotto

 

Le parole sono come le foglie e dove più abbondano, raramente sotto si trovano i frutti, con questa premessa cercherò di contenere il testo per dare più valore al frutto.
L’esercizio del disegno è stato ben coltivato da questi due miei amici C. In questi ultimi anni troppi artisti trascurano il disegno e le sue tecniche. Disegnare è un metodo pratico e veloce per esprimere ed esercitare le virtù della mano e del pensiero.
Come tutti i pittori maturi professionalmente non trascurano gli schizzi e i disegni preparatori, sono proprio i dilettanti che sottovalutano questi esercizi, che non solo servono per esprimere idee e concetti, ma sono vere e proprie palestre di preparazione per l’uso del pennello. Non si può certo negare che Pippo Cosenza e Pino Bonanno abbiano a cuore queste pratiche mentali e manuali.

 

 
Uno degli aspetti più trascurati in ambito artistico contemporaneo è la ricerca tecnica e stilistica. Come in tutte le attività umane, l’evoluzione tecnica, il superamento dei limiti nelle regole in ogni settore contribuisce a sostenere il progresso per il benessere di una società in continuo bisogno di nuovi traguardi e primati. Anche in campo artistico la ricerca è una delle attività più importanti che non solo assicura una costante evoluzione delle proprie potenzialità artistiche, ma consente di rinnovarsi culturalmente e rinnovare la propria produzione.
Pur contando molte primavere, come in Pippo e Pino, il loro lavoro non risente del tempo trascorso dalle mani che lo anno prodotto, gli anni insegnano cose che i giorni non conoscono.
La lettura del libro di Gustav Meyrink , “Il Golem”, un testo che parla di scienze sacre e simbologia esoterica, ci può essere di grande aiuto per poter svelare meglio il lavoro di Pino Bonanno.
Rimane estremamente difficile navigare a vista, può andare bene fino che il cielo è nitido, ma quando cominciano ad apparire le prime nebbie, si iniziano a intravedere sagome, simboli, pittogrammi che ermeticamente stimolano la fantasia, ma solo con la bussola della conoscenza si possono dissipare e svelare i segreti. Nella pittura di questo periodo di Pino i pittogrammi diventano sempre più allusivi e mistici, la materia colore, accompagna nel percorso visivo il simbolo come un torrente nel proprio argine, con un rigore matematico.
Fantasia, tecnica, regole e calcolo invece sono per Pippo Cosenza che dall’alto delle sue conoscenze matematiche, utilizza il suo e la sua conoscenza per plasmare la terra, modellare la pietra e cambiare il valore d’uso a oggetti facendoli rivivere di una nuova vita.
Cosenza ci svela quelle immagini che noi stessi vediamo senza scoprirne la loro seconda faccia, lui ci inizia a una educazione visiva che ci permette d’immaginare quello che desideriamo vedere, niente altro che l’oggetto con la sua anima nascosta.
Oggi si può disegnare come nel cinquecento o fare video con concetti cinquecenteschi, ma l’importanza è nel valore della ricerca e del contenuto del lavoro. Lo stesso Leonardo da Vinci ha dedicato molto tempo agli approfondimenti tecnici e alla ricerca.
La ricerca fa parte del nostro vivere quotidiano, una componente non indifferente della nostra natura, un mix di curiosità e passione, d’intelligenza e abilità che rendono la nostra vita particolarmente attiva e interessante. In maniera sottile, ma non troppo, il lavoro di Cosenza è una chiara dimostrazione di un eclettismo di capacità e conoscenze che possono anche disorientare il fruitore, anche questo è frutto della ricerca, e di quelle antiche conoscenze che ci stiamo perdendo.
In piena epoca di globalizzazione si sta diffondendo una pericolosa cultura che vede, prima di ogni altra cosa, la ricerca spasmodica di una riduzione, di una semplificazione dei tempi di realizzo per
un’opera, al contrario i lavori di Pippo e Pino sono stratificazioni di tempo, conoscenza, e un attenzione maniacale nei confronti dei materiali usati che diventano strumento loro stessi determinanti, consegnando valore aggiunto all’opera.
Nei lavori di questi due portatori sani d’arte irrompe, facendosi palesemente notare, quella cultura che al contrario in sua assenza produce pericolosi danni.
L’arte è pura attività dello spirito umano; un tempo per qualificare il lavoro svolto da un bravo artista si usava l’espressione “a regola d’arte”, i lavori di entrambi sono in regola e la migliore ricompensa per una cosa ben fatta è di averla fatta.
Mi sento di esprimere questo giudizio per una presunta conoscenza dei due personaggi, che chi possiede sapienza la sa insegnare agli altri avendo l’aria di non insegnare affatto, proponendo anche le cose che altri non sanno come se le avessero soltanto dimenticate, proponendole dunque nel linguaggio più consono, questo è quello che può accadere dialogando e osservando il lavori dei due artisti Pippo Cosenza e Pino Bonanno.
Tutto ciò premesso, vorrei sottolineare che un buon artista sotto il profilo etico non può sottovalutare il problema della conservabilità delle proprie opere, queste in quanto tali, non possono essere oggetti di consumo.
I due artisti sopra citati non solo pensano ad una progettazione e ad una sobria realizzazione dell’opera, ma invitano il fruitore in una sorta di tunnel che li porta alla protezione dell’opera stessa.