Segreti Passaggi a Palazzo Pietromarchi

Pippo Cosenza usa il linguaggio dell’arte per appropriarsi di sé, innanzitutto, e poi per dialogare con un altrove mai semplicemente identificato.

Non è tanto la “intimità” che lo coinvolge o sconvolge quanto il bisogno di manifestare la propria presenza per affermare una individualità fatta di sapere ed esperienza espressiva.

Ciò che l’osservatore coglie con interesse nella creazione artistica è la capacità dell’autore di esprimere con incisivo linguaggio personale, con abile elaborazione tecnica, un’aspettativa interiore, una risonanza magmatica lungamente sentita e mai rivelata.

Se è vero che “l’arte è come una finestra sul mondo, strumento di conoscenza e punto di fuga e di seduzione per lo sguardo”, allora dobbiamo condividere l’idea che tale fuga possa includere una libertà di azione e di gesti in cui l’artista ritrovi il fuoco errante di una simulazione o di una conquista.

Precisato ciò, dobbiamo dire che il lavoro di Pippo Cosenza si incentri su un ottimo processo elaborativo e sul recupero del mito dell’evasione, basta osservare il taglio compositivo di certe opere, soffermarsi sulle sovrapposizioni pittoriche, che esaltano i riferimenti alla storia dell’arte, per comprendere che l’attenzione rivolta a ciò che è altro da sé non è che un modo per criticare l’attuale sistema della rappresentazione artistica (installazioni, performance, video art, concettualismi provocatori alla Cattelan).

Quella di Cosenza è, infatti, un’azione creativa che dietro il diaframma di una gradevole espressione estetica cela di fatto una critica severissima a quella parte del sistema artistico, che da decenni ha avviato l’azzeramento delle identità culturali e la rimozione di sentimenti come il senso di appartenenza ad alcuni valori estetici, la fierezza del proprio processo creativo, la cosciente consapevolezza del proprio sé.

Per questa via l’opera d’arte (il quadro, la scultura) assume quasi il valore dello strumento di indagine antropologica finalizzato alla riscoperta e al recupero di tutto quanto è stato neutralizzato dal pensiero unico.

Dobbiamo, infine, rilevare che nelle ultime opere dell’artista, quell’ardore finalizzato alla resa oggettiva dell’immagine, che ha connotato molta parte della produzione precedente, sembra venir meno.

Una maggiore freschezza pittorica, a tratti quasi gestuale, si è impadronita delle opere.

Il cambiamento è evidente in termini di significato e testimonia l’inversione dell’indagine pittorica dall’esterno all’interno del proprio sé.

Una fase, quest’ultima, forse inevitabile, per Pippo Cosenza il quale, dopo aver studiato l’altro da sé, sente ora la necessità di indagare nel proprio “sottosuolo”, per recuperare le coordinate mancanti e cercare di stabilire, con la pittura e nella pittura, con la scultura e nella scultura l’esatta collocazione del proprio essere nel mondo dell’arte.

 

Giugno 2010                                                                                           Pino Bonanno